Pubblichiamo le conclusioni di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, all’Assemblea congressuale nazionale Uisp che si è tenuta il 24 e 25 ottobre a Firenze:
Care tutte, cari tutti,
grazie per la qualità e la quantità del confronto, con ben 58 interventi, grazie per l’ampia condivisione espressa sulla mia relazione. I contributi offerti hanno arricchito riflessioni e proposte.
Grazie a tutto l’ampio Staff dell’Uisp Nazionale, che ha organizzato e reso possibile tutto questo. Grazie nuovamente alla Commissione Verifica Poteri. Da queste giornate emerge una base politica e associativa forte, che ci impegna a dare seguito, insieme, agli orientamenti condivisi.
Da questi miei appunti ho cancellato tante parti, dopo aver ascoltato, poco fa, gli interventi di Enrica Francini, Loredana Barra, Enrico Balestra, responsabili dei tre Dipartimenti nazionali. Vi chiedo di ritenere queste mie considerazioni, in conclusione di Assemblea, non certo esaustive, come una integrazione alle comunicazioni introduttive di ieri mattina.
Particolarmente significativa è stata la condivisione che si è manifestata sul rafforzamento dei valori che definiscono la nostra identità: la Costituzione, l’antifascismo, la Resistenza e la Lotta di Liberazione, l’antirazzismo, la pace, la solidarietà, la democrazia, i diritti e la pari dignità delle persone, l’Europa. È un impegno politico importante, che ci affida una responsabilità precisa: rendere questi valori sempre riconoscibili nelle attività, nelle relazioni associative e nelle posizioni pubbliche. La forza della nostra identità dipende dalla coerenza con cui la pratichiamo, nelle scelte quotidiane e nei comportamenti di ciascuno di noi.
Vorrei raccogliere il significato di queste giornate attraverso una parola: cantiere. Un cantiere richiede un progetto, competenze differenti e persone capaci di collaborare, affrontare gli imprevisti e correggere gli errori. Ciascuno deve preoccuparsi anche del lavoro degli altri. Pensiamo all’Uisp come a questo grande cantiere collettivo. Le fondamenta sono solide, costruite da generazioni che hanno cambiato lo sport e contribuito a cambiare la società. Su queste fondamenta dobbiamo aprire nuovi spazi e rispondere ai bisogni di oggi.
Affrontiamolo allora con preparazione e partecipazione, sperimentando e verificando.
Il rinnovamento richiede di interrogare le abitudini e riconoscere possibilità ancora inesplorate.Siamo continuamente chiamati a comprendere nuove sfide. Serve coraggio, curiosità verso ciò che accade nella società, verso nuove pratiche e l inguaggi, verso le persone che si avvicinano all’Uisp. Dobbiamo riconoscere la loro passione e darle gambe, offrendo strumenti, opportunità e responsabilità.
Serve una continua manutenzione democratica: far circolare informazioni, preparare il confronto, spiegare le scelte e dare seguito ai contributi. Ogni percorso di ascolto deve prevedere una restituzione, per rispetto verso chi dedica tempo e passione all’associazione. La vera sfida è essere davvero un’unica associazione nazionale.
Le difficoltà di un Comitato riguardano tutta la rete, abbiamo detto. Le competenze di un territorio possono diventare una risorsa per altri. La cooperazione deve essere ordinaria nei servizi, nella formazione, nella progettazione e nell’organizzazione delle attività. Rafforziamo il ruolo politico, istituzionale e di accompagnamento dei Comitati regionali, con strumenti adeguati e un rapporto più stretto tra tutti i livelli. La sussidiarietà richiede conoscenza delle situazioni e soluzioni condivise. Nel Mezzogiorno, nelle isole, nelle aree interne e nelle periferie dobbiamo sostenere la presenza associativa e valorizzare le energie disponibili.
La guida nazionale collettiva deve essere un riferimento credibile e vicino.
L’autonomia dei territori si rafforza contribuendo a un progetto comune. Tutto questo richiede lealtà e coerenza. Tanta lealtà e coerenza. Lealtà significa esprimere le proprie posizioni nelle sedi del confronto, assumersene la responsabilità, ascoltare e contribuire a una sintesi nell’interesse dell’intera Uisp. Le decisioni democraticamente assunte impegnano tutte e tutti noi, anche quando le posizioni iniziali possono essere differenti. Al diritto di proporre miglioramenti si accompagna il dovere di contribuire lealmente all’attuazione delle scelte comuni.
La coerenza si misura nei comportamenti. Se chiediamo cooperazione, condividiamo competenze. Se chiediamo trasparenza, mettiamo a disposizione informazioni. Se chiediamo rinnovamento, apriamo spazi. Se chiediamo rispetto delle regole, si applichino con lo stesso rigore nei singoli ambiti che si dirigono.
Chi assume incarichi di direzione deve dare per primo questo esempio, a partire dal sottoscritto.
Negli organismi nazionali rispondiamo dell’intera associazione, anche quando si opera nei territori e nei Settori dai quali si proviene. La fiducia cresce quando rispettiamo gli impegni, dichiariamo tempestivamente le difficoltà e possiamo contare gli uni sugli altri. La fiducia deve essere praticata ogni giorno: mantenendo una promessa, condividendo una difficoltà, riconoscendo il lavoro degli altri e sostenendo chi assume una nuova responsabilità.
Il lavoro sui regolamenti sarà una prima prova del rafforzamento di questo metodo. È stata proposta una Commissione per il Regolamento nazionale. Raccogliamo il valore della sollecitazione: garantire partecipazione e approfondimento. Preciso però il percorso già condiviso in Giunta nazionale. Il Gruppo di lavoro Statuto proseguirà il proprio impegno, con il coordinamento di Vincenzo Manco, e inizierà già dai prossimi giorni, semplicemente nel predisporre la bozza grezza da mettere a disposizione della Giunta, partendo dal Regolamento vigente e semplicemente adeguandolo all’impianto e alle disposizioni del nuovo Statuto nazionale.
Il compito sarà dare piena attuazione alle scelte statutarie, integrandone le disposizioni e traducendole nel Regolamente in procedure di funzionamento, strumenti e responsabilità definiti, rispettandone indirizzi ed equilibri. È entro questo mandato che si svilupperà l’elaborazione. Tutte le componenti e tutti i componenti della Giunta saranno coinvolti in ogni passaggio e costituiranno il nodo centrale del rapporto con il Consiglio nazionale, al quale spetta la prerogativa di discutere e approvare il Regolamento. Per quanto condiviso durante l’intero percorso di costruzione della revisione statutaria e in questi due giorni di Assemblea congressuale, l’aggiornamento del nuovo Regolamento non potrà che coinvolgere la Conferenza dei presidenti regionali.
Avremo tempi chiari e momenti di confronto e restituzione. Anche i requisiti di riconoscimento dei Comitati territoriali richiederanno un approfondimento coerente con lo Statuto, attento alla funzione associativa, alle specificità territoriali e alla sostenibilità, dentro garanzie comuni. Lavoreremo da subito anche al nuovo Codice etico. Il Comitato Etico si attiverà, in raccordo con Giunta e Segreteria generale, per affinare la riscrittura e l’ampliamento avviati nei mesi precedenti, valorizzando anche il percorso del Codice di qualità approntato dal Forum del Terzo settore, facendo poi vivere il Codice, una volta approvato, attraverso formazione e responsabilità quotidiane.
Abbiamo condiviso l’esigenza di diventare più capaci di agire insieme. Programmiamo riunioni con Comitati e Settori di attività e tavoli, anche a tempo, di approfondimento su lavoro sportivo, partecipazione giovanile, innovazione e servizi.
Non potranno che essere i Dipartimenti nazionali ad aiutarci a individuare priorità, competenze e modalità di lavoro, formulando proposte e iniziative, avvalendoci anche di competenze, professionalità e sguardi esterni.
Sul territorio si coinvolgano affiliate, tecnici, operatori e volontari, lo si faccia per davvero. Il tempo è una delle risorse più importanti e preziose: riduciamo duplicazioni e scegliamo le priorità per restituire energie alle attività. Impariamo sempre di più a saper fare e a saper far fare: riconoscere capacità, affidare compiti dando strumenti, autonomia e fiducia. La formazione dovrà rafforzare competenze, cultura associativa e capacità di direzione.
Sui giovani partiamo dalle condizioni materiali di vita. Per molti la prima preoccupazione è, evidentemente, di mantenersi, trovare lavoro, affrontare i costi della vita e costruire autonomia. Questo incide sulla possibilità di partecipare. Rendiamo sostenibili tempi e modalità dell’impegno, tuteliamo il lavoro e offriamo opportunità di crescita. Il volontariato è una scelta libera, da coltivare rispettando le condizioni delle persone.
Ascolto e agibilità devono significare possibilità di decidere e proporre. Serve un’attenzione intergenerazionale: giovani e meno giovani devono poter essere messi nella condizione, laddove possibile, di imparare insieme, condividendo esperienza e nuove idee.
Sul coinvolgimento dei giovani, vorrei assumere oggi un impegno concreto: la proposta di avviare un percorso di incontro e di ascolto e di promuovere una rete delle giovani e dei giovani dell’Uisp, coinvolgendo tutto il territorio. L’opportunità del prossimo Living Lab del Progetto AGE organizzato dal Comitato Regionale Uisp Sicilia per la metà di novembre, con la partecipazione dei giovani e delle giovani del Movimento “Patto per restare” di Campobello di Licata, potrebbe rappresentarne un primo momento di avvio.
Un percorso, uno spazio nel quale possano conoscersi, condividere esperienze, esprimere bisogni e avanzare proposte, contribuendo alle scelte dell’associazione. Dovremo costruirlo insieme a loro, a partire dalle modalità di partecipazione, tenendo conto delle condizioni di studio, lavoro e vita.
Ascoltare i giovani significa, evidentemente, anche essere disponibili a dare seguito alle loro proposte e a cambiare insieme l’Uisp. Nella mia relazione ho riconosciuto la competenza, la generosità e lo straordinario senso di appartenenza delle donne e degli uomini che sostengono da anni la nostra rete, definendo questa presenza una ricchezza da valorizzare.
La fragilità che ho provato a indicare - credo sia stata evidente a questa Assemblea - riguarda la concentrazione di conoscenze, informazioni e funzioni su poche persone, che non può che rendere vulnerabile l’associazione. Trasmettere competenze significa prendersi cura delle persone e dell’Uisp. Formazione, affiancamento e condivisione devono preparare nuove responsabilità, qualunque sia la durata degli incarichi.
Confrontiamoci allora su questo, sempre con rispetto e precisione nel restituire il senso delle parole degli altri. Anche questa è lealtà associativa. Più spazio alle attività, poi, significa dare concretezza alla nostra missione. Cresciamo nell’organizzazione dello sport e sperimentiamo modelli nuovi. Ascoltiamo chi pratica e chi rimane escluso, chi già oggi promuove nuove attività, nuove forme e approcci per superare il rischio di essere fuori sincrono.
Le rigidità delle classificazioni maschili e femminili richiedono studio, attenzione alla dignità, all’accesso, all’equità e alle caratteristiche delle attività, ce lo ha ricordato Chià Rinaldi, che ringrazio anche per le indicazioni date sull’inclusività e sul linguaggio dello Statuto.
Vorrei riprendere anche una prospettiva indicata nella relazione, sulla quale ci siamo soffermati meno, molto poco: lo sviluppo dei Settori di attività anche negli altri ambiti di interesse generale previsti dal nostro Statuto, nel quadro delle opportunità offerte dal Codice del Terzo settore. I Settori di attività che si occupano delle attività sportive dilettantistiche restano un pilastro dell’Uisp. Accanto a questo patrimonio dobbiamo avviare e far crescere, partendo da dove esistano esperienze, competenze e condizioni adeguate, Settori capaci di promuovere e organizzare altre attività coerentemente con le previsioni statutarie.
È una prospettiva che dà concretezza alla nostra identità solidaristica e di utilità sociale di Associazione di promozione sociale. Nei territori esistono già esperienze che meritano di essere conosciute, collegate e accompagnate, affinché possano acquisire continuità e diventare opportunità per tutta la rete. Chiedo quindi che anche questo tema entri sempre di più nel lavoro dei Dipartimenti e delle Politiche, nel confronto con i Comitati: riconoscere ciò che già facciamo e individuare come svilupparlo, con responsabilità definite, formazione, progettazione e sostenibilità organizzativa.
I luoghi nei quali pratichiamo attività sono anche palestre di politica: vi si impara a rispettare le differenze, assumere responsabilità, affrontare conflitti e prendersi cura dei beni comuni. Da queste esperienze dobbiamo ricavare conoscenza e proposte da portare nel confronto pubblico. Dedichiamo attenzione al lavoro sportivo e al lavoro, in generale, nei nostri Comitati. Tutele delle lavoratrici e dei lavoratori e sostenibilità associativa devono procedere insieme. All’iniziativa verso le istituzioni affianchiamo formazione, consulenza, strumenti e risposte tempestive alle affiliate. Aiutiamole a comprendere gli obblighi e organizzare i rapporti di lavoro, raccordando servizi nazionali e Comitati. Serve continuità, soprattutto verso le realtà più piccole.
Vorrei soffermarmi qualche istante sul tema della nostra autonomia. Nel dibattito è stata espressa la preoccupazione di essere troppo organici al sistema, di apparire “governativi”. L’Uisp è una associazione autonoma, con una propria visione e una propria capacità di giudizio. Ci confrontiamo con chi esercita responsabilità di governo, a ogni livello e qualunque sia il suo orientamento, portando i bisogni delle persone e dell’associazionismo.
Operiamo in un quadro preciso di norme legislative e regole connesse ai riconoscimenti di Ente di promozione sportiva, Associazione di promozione sociale e rete associativa del Terzo settore. Ne derivano diritti, doveri e responsabilità. Il rispetto delle regole è una responsabilità istituzionale e associativa, pienamente compatibile con la nostra autonomia politica. Possiamo chiedere di modificare le disposizioni che riteniamo inadeguate, documentare criticità e proporre soluzioni - e credo sia sotto gli occhi di tutti la cifra dell’impegno in tal senso di questi anni nel rapporto con le rappresentanze del Terzo settore, il sistema sportivo, il governo e le forze parlamentari - mantenendo correttezza e responsabilità nei comportamenti, in anni certo non semplici.
L’autonomia si misura nella libertà di riconoscere scelte utili, criticare decisioni sbagliate e avanzare proposte diverse, rendendo conto delle posizioni sostenute e dei risultati. L’Uisp fa profondamente politica, ogni giorno, nel promuove diritti, contrastare discriminazioni, costruisce opportunità educative e interviene sulle scelte pubbliche, guidata dai propri valori.
Per incidere servono competenze, relazioni e alleanze. Dobbiamo essere riconosciuti come interlocutori da coinvolgere nei luoghi in cui si definiscono strategie e si assumono decisioni, portando il nostro patrimonio di esperienze e la conoscenza delle comunità.
Sta cambiando profondamente anche il ruolo dei dirigenti del Terzo settore: dobbiamo tenere insieme cultura associativa, capacità politica, competenze organizzative e costruzione di alleanze. La formazione deve accompagnarci in questa trasformazione, mantenendo saldo il legame con le persone e con le attività.
I Comitati devono essere sempre più interlocutori delle reti sociali del territorio, di Comuni, Regioni, scuole, fino ai servizi socio sanitari. L’amministrazione condivisa richiede formazione: conoscere strumenti e responsabilità, leggere bisogni, coprogrammare e coprogettare, valutare gli esiti. Continuiamo ad accompagnare dirigenti e operatori per collegare sport, educazione, salute e welfare.
Lavoriamo per arrivare al Manifesto Uisp per il diritto allo sport e per lo sport sociale, chiedendo impegni verificabili su accessibilità, famiglie, salute, lavoro, semplificazione e sostegno alle reti associative.
La credibilità dipende dai comportamenti e dai risultati. La denuncia di comportamenti distorti di altri Organismi sportivi su tesseramento e formazione deve però valere a ogni livello, non soltanto per quello nazionale, verificando anche le nostre scelte. Sosteniamo trasparenza e controlli con strumenti adeguati. Alla richiesta di nuovi fondi accompagniamo la verifica degli ostacoli all’utilizzo delle risorse disponibili.
Lavoriamo a metriche comuni che leggano, accanto ai numeri, accessibilità, partecipazione, competenze, relazioni e benefici per le persone, valorizzando l’esperienza del Bilancio sociale. Alziamo l’asticella delle nostre responsabilità: obiettivi, impegni, tempi e verifiche, accompagnati da formazione e sostegno, anche avendo giuste e legittime preoccupazioni. Questo dovrà essere il metodo dell’Agenda Uisp.
La generosità dirigente significa anteporre il bene comune agli interessi delle singole parti, riconoscere il lavoro altrui, condividere competenze e aprire opportunità. Nella relazione sono partito da lunedì 26 ottobre. Ora “il giorno dopo” è vicino e il nostro cantiere continua. Serviranno tempo e pazienza, ma possiamo migliorare da subito il modo di ascoltarci e collaborare. Siamo chiamati a essere protagonisti del cambiamento, tocca a noi.
Facciamolo con entusiasmo e con amore per ciò che facciamo, per le persone e per questa associazione. Un amore che si esprime nella cura, nel rispetto e nella generosità dei comportamenti. “Superare gli ostacoli” è un impegno rivolto anche a noi stessi.
L’Uisp ci è affidata per un tratto di strada, con la responsabilità di renderla più forte, aperta e capace di futuro. Da Firenze ripartiamo con una responsabilità condivisa. Facciamola vivere nella nostra larga comunità di destino, nei territori con fiducia e generosità, con la lealtà verso il progetto comune e la coerenza necessaria a realizzarlo.
Da Firenze prende avvio una nuova fase costituente dell’Uisp, che dà continuità al mandato del Congresso del 2025 e porta le scelte statutarie nella vita dell’associazione.
Concludo, sottolineando ancora una volta come il lavoro sui regolamenti e sul Codice etico sarà parte di un percorso più ampio: rafforzare la rete, innovare le attività, formare nuove responsabilità e costruire una partecipazione più aperta. Una fase nella quale Comitati, Settori, Dipartimenti, Politiche e affiliate saranno chiamati a contribuire, mettendo in comune esperienze e proposte.
Daremo a questo percorso obiettivi, tempi e momenti di verifica. L’Agenda Uisp dovrà raccoglierne gli impegni, mentre il Manifesto, da portare in una iniziativa pubblica, porterà nel confronto pubblico la nostra proposta per il diritto allo sport e per lo sport sociale. nÈ così che il nostro cantiere collettivo potrà produrre, anche promuovendo patti endoassociativi, produrre cambiamenti concreti nell’associazione e nelle comunità.
Grazie ancora a tutte e a tutti e buon lavoro alla nostra Uisp. Viva l’Uisp! con tanto entusiasmo!
Tiziano Pesce